Una rinnovata demonologia

Una rinnovata demonologia in prospettiva creaturale-simbolica

Considerazioni e approfondimenti

Il confronto dialettico post-conciliare, come testimonia il pensiero teologico del W.Kasper[1] ha evidenziato la negazione dell’esistenza creaturale del diavolo e di una possibile demonologia senza risolvere le aporie filosofiche e teologiche con una posizione che esclude la nostra prospettiva ermeneutica. Pur affermando la natura creaturale[2] degli angeli pervertiti riteniamo il nostro approccio, dal punto di vista metodologico e non contenutistico, capace di essere inclusivo rispetto all’ermeneutica linguistica proposta dal Kasper che preferisce l’approccio linguistico-simbolico per dimostrarne la non esistenza creaturale. Riteniamo infatti che l’analisi semantica del testo in prospettiva simbolica arricchisca il valore veritativo del contenuto che la forza del simbolo dischiude senza negarne l’esistenza creaturale. Ne proponiamo una applicazione a titolo di esempio riguardo al testo di Marco[3] e Luca[4] sull’indemoniato di Gerasa dove il geraseno è posseduto da uno spirito immondo che interrogato da Gesù dichiara di chiamarsi Legione. Il termine legione nel contesto storico evocava simbolicamente l’occupazione romana che gli ebrei subivano con presidio militare. Una delle aspettative di liberazione attese dal Messia. Un liberazione anche e soprattutto territoriale. La legione richiama esplicitamente un linguaggio militare, una tecnica di combattimento molto efficace e conosciuta all’epoca romana. Una breve descrizione tecnica ci aiuterà a comprendere la forza simbolica della Legione. Se dovessimo darne una definizione tecnica potremmo militarmente definirla come una fortissima unità tattica fondamentale dell’esercito romano costituita di circa seimila uomini disposta a quadrato o a rettangolo. I soldati sono disposti su tre fronti: in prima linea ci sono i giovani meno esperti di combattimento; in seconda linea sono schierati gli uomini fisicamente più forti; in terza linea sono disposti i veterani, reduci di molte lotte e vittorie che hanno il compito di osservare da dietro l’andamento della battaglia e aggiungere alla forza delle linee d’avanguardia l’esperienza acquisita in battaglia che si fa l’intelligente strategia per tutto il corpo legionario. È una tattica dell’esercito romano temuta e conosciuta in tutto l’Impero, risultata fortissima in difesa ed efficace nello sfondamento delle linee nemiche.

Il testo ci presenta con forza simbolica lo scontro «territoriale» di presidio «spirituale» tra Gesù e Legione, uno spirito immondo costituito da molti perché dice Luca «molti demoni erano entrati in lui». Legione dice il Forte[5] perché tutti uniti nell’obiettivo di contrastare la presenza di Gesù nel «loro territorio»; vi è una gerarchia perché è un demone che parla e dice di essere «molti» per indicare che si vince tutti insieme o si è scacciati tutti insieme; è la compattezza della Legione che li rende forti. Osserviamo ora la dinamica dello scontro con l’apertura semantica della forza simbolica della Legione: Gesù è affrontato dalla prima linea della legione che vistolo da lontano «gli venne incontro dai sepolcri – un uomo posseduto da – uno spirito immondo» urlando a gran voce: «Ti scongiuro in nome di Dio, non tormentarmi» Gesù gli diceva infatti «Esci spirito immondo, da quest’uomo!». La prima linea è sbaragliata; si manifesta esternamente gettandosi ai piedi e urla a gran voce come chi non ha esperienza in battaglia. Alla domanda personale di Gesù «come ti chiami?» risponde subito manifestando la propria identità e strategia: «Mi chiamo Legione perché siamo in molti» e «prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori dal territorio». Territorio è l’uomo posseduto e allo stesso tempo la regione dei Gerasèni.

Entra in azione la seconda linea di difesa che «attacca sul fianco»: se dobbiamo lasciare l’uomo territorio-posseduto «Mandaci da quei porci perché entriamo in essi». Gesù acconsente non per bontà ma per insegnarci che nel Maligno non c’è gratitudine e capacità di bene.

A questo punto interviene la terza linea della Legione cercando alleanza dal cuore dei Geraseni. I porci sembravano l’obiettivo dei demoni che invece puntavano sui loro proprietari; «Il branco di porci precipitò nel burrone, erano circa duemila e affogarono uno dopo l’altro nel mare». I mandriani spaventati diventano portatori di sventura, portatori della notizia che i demoni hanno rivolto contro Gesù; da quando è arrivato nel nostro territorio non abbiamo che maledizione, Egli è venuto a tormentarci; «La gente si mosse per vedere cosa fosse accaduto» ed ebbero paura, paura di Gesù «ed essi si misero a pregarlo di andarsene da loro territorio»; la situazione è capovolta, i demoni alleati con i geraseni «esorcizzano» la presenza di Gesù, che si ritira vittorioso per aver liberato il posseduto e rispettoso della volontà umana che l’Amore non può violare.

Gesù libera il «territorio antropologico» qual’ è il cuore e il corpo dell’uomo, ma il «territorio storico-cosmologico» resta infestato dai demoni che trovano accoglienza nei cuori dei Geraseni, in questo caso più preoccupati dei danni causati dallo scontro piuttosto che dalla manifestazione salvifica del Messia. Gesù vince il Male nei cuori di chi gli corre incontro ma si ritira se l’uomo lo rifiuta consapevolmente: i geraseni avevano assistito all’accaduto ed hanno preferito accogliere nei pensieri le suggestioni dei demoni che dal posseduto sono passati ai porci, non per loro volontà ma per volontà del Figlio di Dio e dai porci annegati agli abitanti di Gerasa attraverso la paura. La permissione divina, tra le altre cose, ci insegna che i demoni non sono capaci di bene e di gratitudine.

 

 


[1] Kasper W., «Il problema teologico del male» in gdt n.149, Brescia 1983.

[2] Affermata unanimemente dai Padri della Chiesa, esplicitata dal Concilio Lateranense IV e ripresa dal magistero recente, la natura creaturale trova fondamento in numerosi passi biblici che non possiamo citare esaustivamente: «Gesù rispose: I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio» (Lc 20,34-36); «Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li precipitò negli abissi tenebrosi dell’inferno, serbandoli per il giudizio» (2Pt 2,4); «Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti» (Ef 6,11-12); «Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui» (Col 1,15-16).

[3] «Intanto giunsero all’altra riva del mare, nella regione dei Gerasèni. Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo. Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo. Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi, e urlando a gran voce disse: “Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!”. Gli diceva infatti: “Esci, spirito immondo, da quest’uomo!”.  E gli domandò: “Come ti chiami?”. “Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti”. E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da quella regione» (Mc 5,1-17).

[4]  «Approdarono nella regione dei Gerasèni, che sta di fronte alla Galilea. Era appena sceso a terra, quando gli venne incontro un uomo della città posseduto dai demòni. Da molto tempo non portava vestiti, né abitava in casa, ma nei sepolcri. Alla vista di Gesù gli si gettò ai piedi urlando e disse a gran voce: “Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio Altissimo? Ti prego, non tormentarmi!”. Gesù infatti stava ordinando allo spirito immondo di uscire da quell’uomo. Molte volte infatti s’era impossessato di lui; allora lo legavano con catene e lo custodivano in ceppi, ma egli spezzava i legami e veniva spinto dal demonio in luoghi deserti. Gesù gli domandò: “Qual è il tuo nome?”. Rispose: “Legione”, perché molti demòni erano entrati in lui. E lo supplicavano che non ordinasse loro di andarsene nell’abisso. Vi era là un numeroso branco di porci che pascolavano sul monte. Lo pregarono che concedesse loro di entrare nei porci; ed egli lo permise. I demòni uscirono dall’uomo ed entrarono nei porci e quel branco corse a gettarsi a precipizio dalla rupe nel lago e annegò. Quando videro ciò che era accaduto, i mandriani fuggirono e portarono la notizia nella città e nei villaggi. La gente uscì per vedere l’accaduto, arrivarono da Gesù e trovarono l’uomo dal quale erano usciti i demòni vestito e sano di mente, che sedeva ai piedi di Gesù; e furono presi da spavento. Quelli che erano stati spettatori riferirono come l’indemoniato era stato guarito. Allora tutta la popolazione del territorio dei Gerasèni gli chiese che si allontanasse da loro, perché avevano molta paura» (Lc 8,26-37).

[5] «Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio. Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l’armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino» (Lc 11,18-22).

About Don Claudio

Sacerdote diocesano, Dottore in Teologia presso l’Istituto di Spiritualità della Pontificia Università Gregoriana (Roma)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *