IL PUNTO…!

Il punto: ridurre lo spirituale a psichico ha delle conseguenze!

Conversando con gli amici che hanno letto gli articoli del presente Blog, ho pensato di aprire questa rubrica facendo il punto della situazione. Quando lo riterrò necessario o almeno dopo quattro o cinque articoli scriverò in poche righe, con un linguaggio più diretto e divulgativo, il punto centrale di ogni articolo  e le conseguenze concrete nella vita, le ricadute nel modo di pensare e di agire del cristiano.

Per esempio, riguardo all’articolo sulla distinzione tra spirito e psiche, c’è in gioco la comprensione dei problemi psichici e/o spirituali dell’uomo. Non si tratta di essere spiritualisti piuttosto che psicologisti nell’affrontare i problemi, ma di riconoscere che l’azione dello Spirito Santo nell’uomo, pur coinvolgendo tutta la persona nelle sue dinamiche psichiche, si distingue da ciò che psichico. In oltre la dimensione spirituale dell’uomo non è da confondere con l’intelletto che è una facoltà dell’anima, ma che non coincide con lo spirito. Senza fare una distinzione, come si può discernere spiritualmente la volontà di Dio? Forse dall’equilibrio psicologico? Nell’ambito delicatissimo della formazione dei giovani o dei seminaristi, dei novizi e se me lo concedete anche per le coppie che si preparano al matrimonio, come discernere l’autentica vocazione per evitare conseguenze in futuro? Si organizzano corsi di direzione spirituale su base psicologica o viceversa si attribuiscono cause di tipo spirituale quando il disordine è di tipo morale e psicologico. Distinguere psiche da spirito non è una quisquiglia teologica per addetti ai lavori.

Anche il tema del rapporto della dimensione storica con la dimensione spirituale è strettamente collegata alla distinzione tra spirito e psiche. Se si ritiene che la spiritualità sia  da identificarsi con la mentalità, la sensibilità e cultura della persona è evidente che venga identificata con un contesto storico. È dall’ambiente vitale della persona che scaturisce la “spiritualità”? La santità, la vita nello Spirito,  vissuta in un certo secolo e luogo è improponibile fuori dal suo contesto storico? Se così fosse tutti santi del passato non potrebbero essere proposti come modelli di santità per il presente. La “santità” sarebbe frutto del genio umano, espressione della capacità del “santo” di interpretare i bisogni del suo contesto sociale e storico, elevandosi al di sopra degli altri, ad un livello superiore detto impropriamente “spirituale”.

La disquisizione sull’ermeneutica di un testo ispirato mediante l’intervento “diretto” divino si appoggia sull’equivoco che i testi scritti siano incapaci di comunicare la dimensione spirituale perché frutto di idee e convinzioni dell’autore nel suo contesto sociale e storico. Considerare l’esperienza mistica, all’interno o fuori dalla Sacra Scrittura, frutto di “visioni mentali” dell’autore identificabili come un banale genere letterario è un atteggiamento superficiale e fuorviante. La complessità del linguaggio religioso non autorizza ad interpretare con scetticismo ogni esperienza che ci viene comunicata per scritto, come se questa sia stata inventata dalla mente vivace o da un autore esperto di modelli linguistici e generi letterari.

L’articolo sulla misericordia di Dio in accordo con la giustizia divina coinvolge non solo il futuro dell’uomo ma soprattutto il presente. Fare il bene o fare il male ha delle conseguenze. Sentirsi solidali con chi fa il male per se stesso, in piena libertà e responsabilità è la conseguenza dell’idea che “l’inferno” e il giudizio di Dio non esista. Nessuno di noi può condannare e nemmeno desiderare di condannare qualcuno all’inferno, al contrario l’esistenza della possibilità di dannarsi è motivo di impegno per la salvezza delle anime/persone cooperando all’opera redentrice del Figlio di Dio mediante la croce e risurrezione. Molti autori e predicatori continuano ad argomentare con categorie teologiche (apocatastasi) o idee gnostiche ritenute da secoli, anzi millenni, non compatibili con il vangelo e la rivelazione cristiana; costoro si comportano allo stesso modo di coloro che decenni or sono insistevano sull’inferno in modo esasperato, deformando il volto misericordioso di Dio che è Amore.

L’ultimo testo che afferma l’esistenza creaturale del diavolo e di una sua strategia di combattimento spirituale,  compatibile con una interpretazione simbolica è assente nella panoramica teologica attuale. Nei testi di divulgazione si esaspera l’azione e il potere del diavolo, mentre nei commenti teologici e nelle omelie sui testi del vangelo che trattano di questo argomento si è sviluppata una curiosa capacità di driblare l’argomento. L’argomento “demonologia cristologica” verrà approfondito nei prossimi articoli, mettendo in evidenza la deriva e gli errori teologici e filosofici conseguenti alla riduzione del male spirituale al male morale proprio dell’uomo.

3 risposte a “IL PUNTO…!”

  1. Certamente un argomento da approfondire. Il rapporto che l’uomo ha con il bene e il male, nella sua dimensione morale, appartiene alla natura umana nella sua capacità di porre in essere atti liberi e responsabili; tuttavia dobbiamo considerare che ci sono persone buone e/o sante che ci illuminano, ci guidano a compiere coraggiosamente il bene e viceversa avviene per chi compie il male. Dagli altri possiamo essene condizionati ma ci resta sempre la libertà dell’atto morale con il quale è sempre possibile aderire o no, fare o non fare una scelta, opporsi al male o trovarsi in condizioni impossibili e subire senza aderirvi pienamente. Il diavolo, invece, nella sua forza satanica, appartiene alla dimensione spirituale e non morale dell’uomo; intendo dire che non è colpa del diavolo se l’uomo compie il male perché è l’uomo responsabile delle proprie azioni, tuttavia se l’uomo è nel peccato volontariamente e liberamente si trova “sotto il potere del diavolo” che lo “usa” contro chi cerca e vuole il bene, esasperando gli innocenti e le anime buone, scatenando divisioni, invidie, perversità, violenze e guerre. Per questo è possibile agire sul piano spirituale, nel combattimento spirituale (Ef 6), attraverso la preghiera, il digiuno e la penitenza, allo scopo di sconfiggere le “macchinazioni” del nemico… questi insegnamenti spirituali appartengono alla spiritualità paolina, patristica e monastica e a tutta la storia della santità nella chiesa cattolica.

  2. Penso sia mooolto interessante sviluppare l’ultima parte di quest’articolo perchè il diavolo esiste…eccome…e porta l’uomo alla morte..ma noi crediamo in Cristo e dunque siamo chiamati a testimoniare questa grande rivoluzione per il nostro tempo, così come lo è stato 2000 anni fa.
    Ogni grande santo come ogni uomo e donna chiamati alla santità vanno oltre il loro tempo e forse come cristiani dovremmo tornare a riflettere su questo, perchè in un tempo storico oscuro come il nostro dominato dall’indifferenza anche verso il male stesso, c’è urgente bisogno di carità fraterna verso tutti gli uomini,altrimenti il nostro spirito verrà soffocato del tutto.

  3. Apprezzo molto l’introduzione de “Il punto”, sia per la semplicità del linguaggio sia per il fatto che mette in evidenza la “concretezza” nella nostra vita di questi argomenti. Grazie!

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